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Le fanoglie a Villalago

Le fanoglie a Villalago

 

fanoglie a villalagoLa figura di San Domenico Abate ha una posizione centrale nella cultura religiosa di Villalago che vanta la memoria del Santo monaco nel proprio territorio.

La tradizione, suffragata da importanti documenti storici, tra cui le vite coeve scrit­te da Alberico e Giovanni, attribuisce a San Domenico la fondazione, nel 1017, del Monastero di San Pietro del lago, che ebbe una grande importanza nella valle del Sagittario dove, fino al XVI secolo, possedeva terre e fabbricati distribuiti in 15 celle e dipendenze. 

Alla presenza di San Domenico è legata la storia di parecchi romitori della zona tra cui il più importante è quello di Prato Cardoso, affacciato sul lago e dal quale, come scrive il monaco Giovanni, il Santo eremita “nunquam discedere volebat”. Ma la devozione popolare ricerca anche i luoghi dove il Santo visse in penitenza, la grot­ta dove si rifugiava a pregare, il sasso dove si stendeva, la sorgente che utilizzava per dissetarsi, come anche una piccola cavità annerita in cui l’immaginario popolare individua il forno che San Domenico usava per cuocere il pane.

Oggetto particolare di venerazione era una quercia - ora abbattuta dalle intem­pe­rie - che la tradizione indicava essere quella in cui i due avari laici avevano na­scosto i pesci per non consegnarli al Santo che, però, punì la loro ingordigia trasformando il bottino in serpenti.

Durante l’anno Villalago, dove il punto centrale del culto è la reliquia del Sacro Dente, conservato nella parrocchiale di San­ta Maria di Loreto, festeggia più volte San Domenico Abate, con manifestazioni religiose e civili.

 

In occasione della ricorrenza della sua morte - il 22 gennaio - la gen­te usa accendere in ogni quartiere fuochi devozionali detti fanoglie. Qualche giorno prima di quella data i bambini cominciano a girare per le case questuando la legna in nome del Santo ed accatastandola in un punto spazioso del rione, fino a costruire pire piuttosto consistenti in quanto a dimensione.

 

Il pomeriggio del 22, le famiglie del vicinato si radunano intorno alla propria fanoglia, che intanto hanno provveduto ad accendere e qui passano la sera, e rinnovano la solidarietà del gruppo, bevendo, scherzando e consumando patate, salsicce e altri cibi che cuociono sulla brace. La festa, benché celebri formalmente la memoria del Dies natalis del Santo, si inquadra in un più vasto complesso di pratiche purificatorie messe in atto dalla cultura tradizionale in attesa della rifondazione di un tempo ciclico delle origini.

 

Tratto da Abruzzo 150 antiche feste di Maria Concetta Nicolai 

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