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Laudomia Bonanni

Laudomia Bonanni

L’AQUILA - Il pensiero e le opere di Laudomia Bonanni, una delle scrittrici italiane più illuminate, per lungo tempo però ingiustamente dimenticata, viaggiano da alcuni giorni su internet , la più grande e trafficata autostrada dell’informazione mondiale.

Un giusto omaggio alla letterata aquilana ma anche un prezioso contributo alla conoscenza completa e approfondita degli scritti che ci ha lasciato in eredità. Merito dello studioso Gianfranco Giustizieri, che da anni si adopera per la valorizzazione delle opere della scrittrice anche a livello internazionale. Come è accaduto recentemente con la traduzione e la pubblicazione negli Stati Uniti del romanzo “La Rappresaglia” (The Reprisal). La creazione del sito web è un’altra concreta e lodevole iniziativa per tenere viva la memoria dopo il lungo oblio. Merito dell’Associazione aquilana che porta il nome della scrittrice e che è nata per iniziativa studiosi attenti e sensibili come il nipote Gianfranco Colacito, Pietro Zullino, Giuliano Tomassi e Gianfranco Giustizieri.

 

Un’altra sfida vinta. Dopo un lungo e complesso lavoro di preparazione e di catalogazione del materiale, il sito è ora consultabile digitando www.laudomiabonanni.it Ben curato. Efficace nella grafica. Ricco nei contenuti. Per gli studiosi un prezioso aiuto per entrare nel mondo di Laudomia e approfondire la conoscenza, come alcuni autorevoli esponenti del mondo della cultura italiana hanno sottolineato dopo avere consultato il sito. Tanti consensi ,che premiano l’appassionato lavoro condotto da Gianfranco Giustizieri, studioso tra i maggiori esperti dell’opera bonanniana. Giornalisti, appassionati estimatori della Bonanni, semplici lettori, naviganti curiosi su internet – ci dice Giustizieri- hanno fatto sentire la loro voce anche con consigli preziosi che non verranno trascurati. Non posso fare a meno di ringraziarli. In particolare cito due nomi per tutti: Laura Lilli, giornalista del quotidiano «la Repubblica» e Renato Minore, poeta, scrittore e critico letterario  de «Il Messaggero».

 

Quali sono state le linee guida nella progettazione e nella realizzazione del sito?

 

“Nel considerare il sistema plurimo dell’informazione, internet rappresentava per l’Associazione Internazionale di Cultura “Laudomia Bonanni” un vuoto enorme da dover colmare per raggiungere gli scopi dati sin dall’atto della fondazione: far conoscere e divulgare il pensiero e l’opera di Laudomia Bonanni, una delle maggiori scrittrici italiane del Novecento letterario. Così la realizzazione del sito, nato da una precedente esperienza condotta da Pietro Zullino, maestro del giornalismo italiano. Finalità principale era mettere in linea una conoscenza della scrittrice attraverso gli scritti di studiosi che dalla fine degli anni ’40 hanno accompagnato il suo percorso letterario. Scrivere soltanto noi di lei sarebbe stato ingenuo, come muoversi all’interno di un circolo chiuso. Allora abbiamo metaforicamente chiamato a raccolta nomi famosi, critici, scrittori, poeti che si sono occupati della scrittrice aquilana: Eugenio Montale può essere citato come esempio illustre".

 

Sul sito è riportarto infatti il giudizio espresso da Montale su Laudomia, con particolare riferimento al libro "Il fosso". Rileggiamolo: "Ho qui il libro di una donna di cui non conoscevo neppure il nome, Laudomia Bonanni, (Il fosso, ed. Mondadori, collez. La Medusa degli Italiani), composto di soli quattro racconti, due lunghi e due brevi; e per leggerlo ho dovuto vincere una certa prevenzione perché il libro è uscito da un concorso, ha vinto un premio letterario, quelli di certi «Amici della Domenica» di cui non ho alcuna diretta informazione. Il moltiplicarsi dei concorsi, la leggerezza con cui si compongono le giurie (spesso formate da uomini di paglia quando il nome del premiato è già di dominio pubblico) hanno fatto sì che i libri laureati cadono nel vuoto che si meritano, se proprio non vale la pena di leggerli. Con un sospiro di sollievo debbo però riconoscere che esistono eccezioni e che questa Laudomia meritava veramente di essere tolta dall’ombra. Abruzzese alle prime armi, giovane non so quanto, Laudomia Bonanni è lodata, nel verdetto della giuria, per la sua capacità di «aggredire i suoi argomenti» e riconosciuta immune da «cifre della moda impropriamente chiamata neo-realista». Se bene intendo si intendeva così riconoscerle forza di stile e indipendenza da certi modelli americani. Ma di neo-realismo si può parlare anche per lei, pur senza volerle imporre una etichetta. Non imita gli americani, il suo realismo è quello di certi racconti di Joyce (I morti) ma non sempre ha il coraggio di tagliar corto con quella troppo vera «verità» di certa nostra letteratura regionale (del mezzogiorno soprattutto) che ha appesantito talora il Verga stesso. Se riuscirà a diventare più asettica e cederà meno alla tentazione (oggi così femminile) di una scrittura intensamente artistica, pregnante, densa, troppo insistita nei particolari, questa Laudomia farà certo strada.[…]. Non toscana, Laudomia Bonanni ha il difetto di certi scrittori toscani recenti: fa sentire troppo la cavata della mano sullo strumento, non si nasconde abbastanza. La forza è il suo pregio e un poco il suo difetto. Stemprati e annacquati, diffusi in una analitica e intellettualistica atmosfera di sogno, questi racconti avrebbero offerto materia a due lunghi romanzi mezzo romantici e mezzo regionali, di quelli che pubblicava una volta in Francia la Nouvelle Revue Française: libri che si ammirano sbadigliando e alla fine si rimpiange di aver letto. Laudomia Bonanni dimostra invece (anche nelle novelle più brevi: Messa funebre, Seme) di voler restare attaccata al concreto della sensazione e della verità oggettiva; e rivela perciò una forza di narratrice che non  dovrebbe fermarsi qui”.

 

Laudomia è stata davvero una grande narratrice. Nella sua meritoria opera di riscoperta, Gianfranco Giustizieri ha fatto bene a ricordare quanto scritto da Montale. E spiega anche che "un percorso obbligato è stato di riportare alla luce tutte le sue opere, anche quelle più sconosciute e/o ignorate: il pensiero corre alla letteratura per l’infanzia che ha avuto un posto importante nel percorso di scrittura della Bonanni. Infine offrire una bibliografia sempre in aggiornamento per farne un sicuro punto di riferimento".

 

Quale è stata la maggiore difficoltà nell’allestimento?

“La difficoltà di scelta della documentazione da mettere nel sito ha costituito l’ostacolo maggiore. Infatti nell’Archivio “Bonanni” è depositata una tale mole documentale che ostacola positivamente i percorsi di memoria (non tutto è informatizzato) per cui le scelte sono state fatte in base alla competenza e al ricordo, come esempio credo sia sufficiente citare gli oltre 1250 tra elzeviri e racconti depositati, oltre le opere. Inoltre i documenti più strettamente personali, foto, lettere, comunicazioni personali, testimonianze varie, hanno costituito un imbarazzo di scelta per la loro resa pubblica. Infine l’allestimento tecnico. Qui la professionalità di Gianluca D’Ignazio è stata impagabile: solo grazie a lui si deve il risultato ottenuto sul siti, a livello d’impostazione e grafico.”

 

Cosa troveranno gli estimatori della scrittrice che visiteranno su internet la “libreria della memoria”? 

“Nella risposta mi limito semplicemente a “rubare” ciò che mi ha scritto Renato Minore: «Un punto di riferimento sicuro che mancava per partire in qualsiasi ricerca sulla Bonanni».”

 

È un progetto destinato ad allargarsi?

“Sicuramente. Oltre il normale miglioramento ed aggiornamento, si è iniziato a lavorare - ma i tempi non saranno brevi - ad un’interfaccia del sito in lingua inglese. Se dobbiamo dare visibilità al successo internazionale della scrittrice, The Reprisal è l’ultima conferma anche con l’interesse suscitato in alcune Università degli States, non possiamo ignorare la dimensione mondiale di internet e quindi la possibilità di dare voce alla scrittrice con la lingua più diffusa a livello internazionale. Osservazione che mi è stata fatta anche da Barbara Bologna, giornalista aquilana, nel giorno della presentazione del sito.”

 

di Domenico Logozzo già Caporedattore del TGR Rai

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