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storia-pittore-svedese-anders-trulsonAntonio Bini, Sergio Bini
Anders Trulson è qui
Breve storia del pittore svedese rimasto per sempre tra le montagne abruzzesi

Antonio Bini ricostruisce la storia del giovane pittore svedese, già affermato nella sua terra d'origine, quando ritorna in Italia nell’estate del 1911,

insieme al suo vecchio maestro Zahrtmann e ad altri artisti. Trulson, gravemente malato, continua a lavorare intensamente fino alla morte, circondato dall’affetto degli altri pittori scandinavi, dei proprietari della pensione dove alloggia e degli abitanti di Civita d'Antino. Le ricerche della sua tomba portano a scoprire il vecchio cimitero monumentale del paese, abbandonato oltre settanta anni fa. Un’opera assai singolare, pressoché unica nella storia dell’architettura cimiteriale, eppure dimenticata. L’affascinante interpretazione della sua simbologia è sviluppata da Sergio Bini. Il libro è completato dalla testimonianza di Zahrtmann, che volle pubblicare su una rivista svedese il ricordo dell’amico, subito dopo la sua scomparsa. Tra le curiosità è interessante scoprire come l’Abruzzo fu presente nella grande Esposizione Internazionale d’Arte organizzata a Roma nel 1911, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, anche attraverso le opere di Zahrtmann e altri artisti della sua scuola, tra cui lo sfortunato Trulson.
Il taglio del racconto è quello di tentare di spiegare l’oblio che ha portato a dimenticare Civita d’Antino dopo il terremoto del 1915 e con essa l’incredibile storia della colonia artistica scandinava, le cui tracce sono diffuse in numerosi mu­sei del Nord Europa.